Volete entrare in una fiaba… guardandola?

La prima volta che ho visto un suo scatto, oltre a rimanerne totalmente affascinata, ho pensato che Baldovino Barani fosse non solo un grande fotografo, ma anche un fotografo grande, un uomo di una certa età, con tanta esperienza alle spalle. Ho invece scoperto, con mia grande sorpresa, che le immagini visionarie e fiabesche, che tanto amavo, erano state realizzate da un giovane che neanche ha varcato i 30 anni. Attraverso il suo obiettivo Barani riesce a raccontare la moda creando fiabe contemporanee, in cui, come in ogni favola che si rispetti, il romanticismo e i sogni sono contaminati da incubi e oscurità. È con una sua intervista, accompagnata dalle immagini di alcuni suoi shooting, che voglio aprire questo mio blog, dedicato ai talenti emergenti della moda e a chiunque mi faccia innamorare artisticamente, cosa che, mi auguro, accada anche a qualcuno di voi.


Sei in parte italiano, ci racconti qualcosa delle tue origini?
Mio padre è italiano, mia madre francese. Sono cresciuto in Italia fino a dieci anni poi, a causa del lavoro di mio padre, ho iniziato a viaggiare per il mondo, cambiando posto ogni tre anni. Ho fatto le superiori in Giappone, ma ho anche vissuto in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti. Se sento ancora qualcuno che mi chiama “cittadino del mondo” mi metto a gridare!

Cosa pensi dell’Italia?
Hmmm…Che casino! Scherzo. Sono passati oramai diciotto anni da quando non ci vivo più, quindi non saprei rispondere. Mi sarebbe piaciuto avere un posto da chiamare “casa”, ma direi una bugia se dicessi che è l’Italia. Comunque amo tornarci per salutare i miei cari.

Adesso dove vivi?
Mi sono spostato da poco a Parigi, dopo quattro anni passati a Hong Kong. Avevo bisogno di essere il più vicino possibile agli abiti di alta moda, per poterli fotografare.

Quando hai iniziato la tua carriera come fotografo e in che modo?
Ho studiato alla Central Saint Martins School come costumista teatrale, una volta fuori ho deciso di dedicarmi alla fotografia. Ho iniziato realizzando le foto per i portfolio delle modelle, poi ho incontrato il mio attuale agente della Darling Creative di Londra che mi ha voluto nella sua agenzia quando avevo appena 23 anni. Penso che per loro sia stata una scelta azzardata e coraggiosa (e forse lo è ancora!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ricordo più bello dei tuoi esordi?
Uno dei miei primi shooting con una vera modella: eravamo nella fredda campagna inglese e lei era davvero professionale, tratteneva il fiato a ogni mio scatto per non tremare, in più indossava alcuni terribili abiti che avevo realizzato con degli scarti di tessuto. Sembrava un disastro, poi come per magia, tutti gli elementi hanno trovato una speciale armonia. Ho sempre amato l’idea di una specie di verità/bellezza universale che si manifesta anche nelle situazioni più incerte e artificiali.

Puoi descrivere il tuo rapporto con la moda in poche parole?
Vivo e muoio per essa! È una specie di strana dipendenza, una relazione non del tutto sana e basata sull’ossessione, ma credo che funzioni bene.

Come scegli i tuoi collaboratori? Quanto è importante il team per dar vita ai tuoi immaginari? Non uso assistenti e non mi va di avere troppe persone sul set che guardano senza dare alcun contributo, molti miei servizi fotografici sono stati realizzati con un team di appena cinque persone (anche se in molti stentano a crederlo). Sono solito circondarmi di persone che condividono il mio senso estetico e che riescono a carpire le mie, a volte astruse, indicazioni; ma non sempre ho la possibilità di imporre chi voglio sul set.

Dove trovi l’ispirazione?
Spesso le idee nascono da un sogno che faccio, oppure, iniziano da una parola che qualcuno dice. Poi crescono nella mia testa e opportunamente finiscono in una foto. Qualche volta capita che sia un abito a ispirare uno shooting. La moda è sicuramente una gran fonte di ispirazione, per questo cerco di seguire le fashion week, partecipando a tutte le sfilate.

Come descriveresti il tuo lavoro?
Questo è difficile. Ognuno vede cose differenti nelle mie immagini, alcuni non ci vedono nulla e pensano solo che le modelle dovrebbero mangiare di più. Altri amano l’aspetto contorto/macabro delle storie che creo, altri ancora si soffermano di più sui colori, sul movimento o sull’atmosfera generale delle fotografie. Molta gente afferma che le mie immagini incarnano perfettamente i loro sogni o i loro incubi. Ecco questa è una descrizione che mi piace.

In generale cosa cerchi?
Di certo non la felicità. Forse con il mio lavoro vorrei guadagnarmi un pezzettino di eternità. Spero che le mie immagini rimarranno e racconteranno ai posteri una bellissima bugia su cosa siamo oggi.

Lancerai presto una tua linea di abbigliamento femminile: Baldovino Barani Atelier. Com’è nata l’idea?
Ho sempre creato abiti provando a inserirli nei miei servizi fotografici (gli stylist con cui lavoro sono molto comprensivi), poi a Hong Kong sono stato da una vecchia veggente che ha (pre)visto il mio nome sull’etichetta di un abito, questo mi ha convinto a provare. Si tratta di una piccola collezione fatta a mano che penso di lanciare per il prossimo autunno/inverno 2012-13. È composta per lo più da una serie di abiti formali, di quel tipo che vorresti indossare per qualche evento che ti cambia la vita.

Ci puoi dare un’anticipazione di come sarà?
Il mood trae ispirazione dal mondo equestre e dalle atmosfere de “Il fantasma dell’Opera”. Ci saranno tante decorazioni dorate o dipinte a mano, ricchi tessuti color porpora e stivali alti e stretti in vitello nero.

C’è qualcosa del fashion system che proprio non approvi?
Spesso non approvo la politica della moda e i suoi giochetti. Io cerco di fare quello che amo mantenendo una specie di integrità (artistica e umana), ma nonostante questo mi capita di trovarmi in situazioni moralmente discutibili. Credo che la natura dell’immagine, usata per vendere sogni e lifestyle, sia alla sua origine, in qualche modo, opportunista. Ma cerco di non soffermarmi sugli aspetti negativi e di concentrarmi sulla parte magica e creativa.

Qual è secondo te la qualità che ogni essere umano dovrebbe avere?
La capacità di sperare e di credere nei propri sogni.

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